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17 Dicembre – “GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE SEX WORKERS”

Il progetto Luna Blu del Centro Donna Giustizia di Ferrara in occasione della data del

17 dicembre  – “GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE SEX WORKERS”

desidera diffondere delle considerazioni in merito al lavoro sessuale che quotidianamente osserva nel territorio ferrarese.

Noi operatrici del centro antiviolenza del territorio che lavoriamo quotidianamente con le persone che si prostituiscono in strada e al chiuso, nella maggior parte donne e transessuali M to F, tutelandone la salute e i diritti, riteniamo importanti segnalare alcune questioni:

  1. Anche nel nostro territorio locale ferrarese, stanno aumentando le situazioni di disagio delle lavoratrici del sesso che riguardano: l’inaccettabile e preoccupante aumento della richiesta di prestazioni senza uso di condom o addirittura forme di violenza “stealthing”, in cui il cliente si sfila o rompe appositamente il preservativo durante il rapporto la percezione di diminuzione del rispetto della persona legata a forme di “puttanofobia” o razzismo e aumento delle forme di vessazione, aumento delle forme di aggressione fisica e verbale in strada.
  2. Le/i sex workers dovrebbero essere considerate/i esperte/i in tutti gli ambiti che riguardano la loro professione e dovrebbero pertanto partecipare alla scrittura delle norme che la regolano e a tutti i processi decisionali, le discussioni pubbliche e i procedimenti politici relativi al lavoro sessuale.

    Pertanto oggi chiediamo sia dato spazio a questa lettera di una sex workers anonima che esprime le sue considerazioni sul lavoro sessuale:

    “I luoghi comuni sul lavoro sessuale, il “ma tu lo faresti?”:

  • “Una scelta non è tale se dettata dalla necessità economica”.

Tutte le persone lavorano per divertimento? . Certo, ci sono persone particolarmente fortunate o privilegiate che riescono a coniugare necessità economica e interesse personale per la loro professione, ma non sono certo la maggioranza. Esistono sex workers cui piace fare questo lavoro o che l’hanno preferito ad uno sottopagato, umiliante perché magari costrette a subire molestie dal proprio datore; perché parlare di costrizione economica solo in relazione al sex work? Forse abbiamo stabilito quali attività sono dignitose per tutte e quali no?

  • “Sono tutte schiave del neoliberismo che sfrutta i corpi delle donne”. Anche qui: le (persone) sex workers non sono solo donne, tanto per cominciare, ci sono anche uomini e persone transgender. Non parliamo di un numero esiguo , ma di percentuali del 20/30% sulla prostituzione totale nelle maggiori aree metropolitane del globo. L’economia si fonda sullo sfruttamento delle vite, dei corpi, delle menti, delle risorse, delle competenze delle persone. Per dirla con Proudhon, “l’economia è in sé criminale”. Non chi cerca di vivere o sopravvivere usando il proprio corpo in un sistema che non ha scelto.
  • “Una donna che vende il proprio corpo danneggia tutte” o “una donna che vende il suo corpo vende anche il mio”. No, le donne sono persone, singoli individui capaci di autodeterminarsi e che la loro libertà sessuale è insindacabile. Anche quando decidono di monetizzarla. Dietro questi slogan si cela la tipica mentalità maternalista che ha sempre diviso il corpus unico “donne” tra sante e puttane.
  • “Tu lo faresti?”, la cui variante talvolta è “Vorresti che tua figlia lo facesse?”. Ebbene, a queste domande oziose preferisco questa: ” Se le circostanze ti portassero a svolgere questo lavoro, cosa vorresti?”

Io so cosa vorrei: il rispetto per la mia persona, per la mia dignità di essere umano, l’estensione dei diritti e delle tutele degli altri lavori anche per il mio, sicurezza e possibilità di scegliere il luogo in cui mi sento più a mio agio ad esercitare la mia attività. In pratica, quello che le sex workers di tutto il mondo chiedono. Perché non è necessario immedesimarsi in noi, ma è doveroso ascoltarci e supportarci nella nostre battaglie, dallo sfruttamento, alla tutela della salute, alla tutela dalle violenze in quanto donne e in quanto prostitute,al superamento di quell’odio o di quella commiserazione che avete nei confronti del lavoro che facciamo e quindi anche nei nostri confronti, non capendo che sono proprio quell’odio e quella commiserazione che ci tolgono i diritti, perché ci tolgono la possibilità di parlare e rappresentarci. La mia coscienza di essere umano e donna, me lo impone. E tu, cosa vorresti?” Sex workers italiana anonima

La stessa sex workers ci pone una descrizione del lavoro sessuale e delle sue leggi vista dalla parte di chi ci lavora:

Informazioni utili sul lavoro sessuale date da chi lavora nel mercato del sesso:

1) Cosa si intende per sex work?

Per sex work, s’intende il lavoro in ambito sessuale in generale, non solo la prostituzione.

2) Cosa intendiamo per tratta?

L’uso del termine “tratta” al singolare è impreciso e fuorviante, se non viene specificato di cosa si parla. Esistono infatti due tipi di traffico illegale di esseri umani:

SMUGGLING, ossia il trasporto clandestino di persone che scelgono volontariamente di pagare organizzazioni illegali per raggiungere il luogo di destinazione desiderato. Alla fine del viaggio, sempre ammesso che vada a buon fine, il rapporto con i trafficanti si conclude. C’è chi riesce a raccogliere fondi sufficienti nel proprio paese di origine e chi paga con i proventi del lavoro svolto nel luogo di approdo fino ad estinzione del debito.
TRAFFICKING, tratta vera e propria, in cui le persone vengono reclutate con l’inganno o la coercizione, diventando oggetto di compravendita per il lavoro nero, il racket dell’accattonaggio, la schiavitù sessuale, l’espianto di organi.
È evidente che stiamo sì parlando di organizzazioni criminali in entrambi i casi, viste anche le politiche repressive di frontiera dei vari stati europei, ma nel primo non c’è dubbio che ad utilizzare i trasportatori clandestini siano persone che sanno perfettamente ciò che vogliono e che si adoperano come meglio possono per ottenerlo. E quel che vogliono è poter vivere in luoghi più sicuri e più promettenti sotto il profilo economico. In questo senso, vi sono numerose testimonianze di sex workers che hanno raccontato le circostanze e il loro modo di organizzarsi per lavorare in Europa come sex workers, appunto. Alcune di loro sono rimaste nel luogo dove sono emigrate, altre sono tornate in patria dopo aver guadagnato abbastanza da poter garantire un futuro ai propri figli.

3) Perchè non le chiamiamo “puttane” ma sex workers?

Non si tratta di uno dei tanti inglesismi modaioli, ma di un termine coniato nel 1980 da Carol Leigh, attivista del gruppo statunitense Coyote, fondato nel 1973 e prima organizzazione al mondo ad occuparsi dei diritti delle sex workers. Il termine, in seguito adottato a livello internazionale dai vari comitati e sindacati, nacque proprio per combattere lo stigma sociale della p.u.t.t.a.n.a. (DENIGRATORIO). Perché parliamo non solo di una delle categorie più perseguitate al mondo, ma anche più denigrate, stigmatizzate.

4) Quali politiche attualmente?

Italia:”la prostituzione in Italia non è reato”.

Legale, in questo preciso contesto giuridico, significa che non vengono penalmente perseguite vendita e acquisto di prestazioni sessuali. Ma è penalmente rilevante ogni attività collaterale al fine di esercitare la prostituzione. Due Sex workers, per esempio, non possono condividere lo stesso appartamento dove esercitare la loro attività, perché per la nostra legislazione si tratta di un “bordello”. Se qualcuno decide di affittare una casa a due sex workers, lo fa a suo rischio e pericolo, perché può essere facilmente accusato di sfruttamento e/o favoreggiamento. Questo è uno dei motivi per cui le sex workers si trovano costrette a lavorare in solitudine, in luoghi isolati e pericolosi. Una sex workers non ha diritto ad assumere collaboratori, come guardie del corpo o persone che svolgano compiti amministrativi e di segretariato.

5) Germania o Olanda: “Le regolazioniste, qui puoi , ma paghi molto e sei schedata”

In Germania, così come in Olanda, si esercita la prostituzione in luoghi appositamente preposti; le sex workers sono sottoposte a controlli sanitari obbligatori invasivi e a registrazioni. Di fatto delle vere e proprie schedature. Inoltre occorrono licenze il cui iter burocratico è lungo e costoso, avvantaggiando così la ricca imprenditoria e svantaggiando le sex workers più povere e chi ha immediato bisogno di un reddito. Quindi si trovano a dover lavorare alle dipendenze di ricchi imprenditori che nella maggior parte dei casi sono sfruttatori senza scrupoli.

6) Svezia : “Gli abolizionisti: puniamo i clienti”

Il tanto sbandierato modello svedese o nordico, che non ha affatto indebolito il trafficking come molti sostengono, è fallimentare dal punto di vista dei diritti delle sex workers, perché punisce penalmente i clienti,ma non li elimina. Costringe pertanto così le sex workers a lavorare in luoghi poco sicuri, ad abbassare le loro tariffe e ad accettare richieste pericolose per poter continuare a lavorare, contando solo sulla clientela più spregiudicata.

7) La Nuova Zelanda: “la depenalizzazione: un lavoro come tutti i lavori”

Il modello che più si avvicina alle richieste delle sex workers è quello neozelandese, molto più semplice dal punto di vista amministrativo-burocratico, più rispettoso delle identità, meno invasivo e completamente depenalizzato. Il che, ovviamente, costituisce un fattore di stimolo per le sex workers nel denunciare eventuali situazioni di abuso e coercizione di cui venissero a conoscenza.

Amnesty international cosa dice?
“Amnesty International ha preso una cantonata difendendo le sex workers?”

Amnesty si occupa di diritti umani, ha promosso dopo anni di indagini a livello globale, colloqui e incontri con i sindacati di sex workers provenienti da mezzo mondo,una risoluzione per la depenalizzazione del sex work (11/8/2015). Se il 70% delle sex workers si appoggia ad organizzazioni criminali per ottenere protezione in cambio di una cospicua parte dei loro guadagni, il motivo è proprio questo: i governi non rispettano e non garantiscono i loro diritti umani e civili.

Prendendo spunto dal progetto “Indoors, empowerment and skill building tools for national and migrant female sex workers working in hidden places.” (Finanziato dall’Unione Europea INDOORS partners AUSTRIA Lefö www.lefoe.at BULGARIA Hesed www.hesed.bg FINLANDIA Pro-tukipiste www.pro-tukipiste.fi FRANCIA Autres Regards www.autresregards.org GERMANIA ragazza www.ragazza-hamburg.de ITALIA Le Graziose | CDCP Genova www.lucciole.org PAESI BASSI Tampep International Foundation www.tampep.eu PORTOGALLO Apdes www.apdes.pt SPAGNA Hetaira), pertanto il progetto Luna Blu del centro Donna Giustizia di Ferrara , nella giornata del 17 dicembre 2018 ” contro la violenza contro le sex workers” , difendendo le donne dalla schiavitù sessuale e dallo stigma, difendendo i diritti di tutte le sex workers, anche di quelle che decidono di lavorare volontariamente, appoggia le sex workers indipendentemente dal grado di scelta dell’attività, dichiarando che:

  • Ogni sex worker dovrebbe avere il diritto di scegliere o di rifiutare i propri clienti, di dettare le proprie condizioni lavorative e godere degli stessi diritti di qualsiasi altro lavoratrice o lavoratore, compresi la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro
  • La violenza strutturale e istituzionale degli interventi statali significa che le/i sex workers, regolarmente, subiscono violenze in caso di arresto, detenzione forzata, deportazione (se migranti senza documenti) o espulsione, spesso in nome dell’ordine pubblico e/o di misure anti-prostituzione o anti-migrazione.
  • Ogni sex worker dovrebbe essere protetta/o da discriminazioni, violazioni dei propri diritti e qualsiasi altra forma di violenza attraverso leggi che tengano conto dei diritti umani.
  • Stigmatizzazione e discriminazione impediscono l’accesso alla giustizia e ai servizi sociali e sanitari. È fondamentale prevedere riforme delle politiche e giuridiche che affrontino questo tipo di conseguenze. I governi dovrebbero garantire parità di accesso alla giustizia e servizi mirati di qualità per le/i sex workers. Inoltre, dovrebbero impegnarsi a far applicare e rispettare le leggi antidiscriminazione e le norme in materia di protezione nel rispetto degli standard relativi ai diritti umani per eliminare stigmatizzazione, discriminazione e violenze contro le/i sex workers.
  • Criminalizzazione, stigmatizzazione e discriminazione impediscono l’accesso delle/dei sex workers ai servizi sociali e sanitari. In questo contesto sono necessari aiuti economici e istituzionali ai servizi basati sul rispetto dei diritti umani che soddisfino i diversi bisogni dei sex worker. È necessario colmare le lacune nella fornitura di tali servizi servendosi di un’adeguata e duratura copertura geografica ed eventuali progetti e servizi multilingue.

Infine, pur sapendo che nelle situazioni di grave sfruttamento sessuale la forte riduzione o assenza di scelta delle persone prostitute e prostituite sovrappone la dimensione del rapporto sessuale a pagamento con quella della violenza sessuale per le persone che la subiscono, allo stesso modo riteniamo non corretto e dannoso leggere e interpretare solo con tale parametro il fenomeno “prostituzione”, perché in tal modo non solo il rischio è quello di declinare in modo errato gli interventi ma si rischia di di escludere dall’attenzione la finalità di rispondere ai bisogni e tutelare i diritti delle/dei sex workers che, pur nella consapevolezza che la prostituzione non è mai un fine ma un mezzo, scelgono “volontariamente” di inserirsi nei circuiti prostituzionali.

Secondo Incontro Nazionale delle Unità di Strada e di Contatto tenutosi a Perugia il 22 e 23 novembre 2018.

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A cura dell’Equipe Luna Blu-Invisibile:

Eleonora Telloli – Ostetrica e coordinatrice progetto Luna Blu e invisibile CDG

Chiara Arena Chartroux – Antropologa e operatrice Unità Di Strada CDG

Valeria Ruggeri – Operatore giudiziario e dei corpi di Polizia operatrice Unità Di Strada e Invisibile CDG

Centro Donna Giustizia, Ferrara

 

La casa sul filo. Suggerimenti per un percorso di educazione antiviolenta

 

11 dicembre 2018, ore 15

Palazzo Bellini, via Agatopisto 5 – Comacchio

A diciassette anni di distanza esce una nuova edizione interamente rivista e aggiornata, accessibile liberamente e gratuitamente online all’indirizzo: lacasasulfilo.ascinsieme.it..

Il dispositivo ruota attorno a 24 parole chiave dell’educazione al genere. Ogni parola è raggruppata per ordine semantico delle parole chiave, introdotta da una narrazione filmata: testimonianze di bambini, bambine, uomini e donne raccolte da numerosi interventi di prevenzione nelle scuole di diversi ordini e gradi da un lato e da anni di lavoro all’interno dei Centri Antiviolenza.

Per ognuna delle parole chiave viene poi offerta una lettura esplicativa organizzata su tre livelli: introduttivo, di approfondimento e relativo al problema della violenza di genere. Ad ogni parola chiave sono poi connesse alcune utilities: un’antologia di circa 700 citazioni di autrici e autori di gender studies, 70 proposte per lavorare in classe (dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola superiore di secondo grado), bibliografie, filmografie e documenti.

PROGRAMMA

Saluti del Comune di Comacchio e del Centro Donna Giustizia di Ferrara

Intervengono:

Marilena Lenzi, Coordinatrice politica Commissione Pari Opportunità Mosaico – Unione dei Comuni Reno Lavino Samoggia (BO)

Letizia Lambertini, Referente tecnica Commissione Pari Opportunità Mosaico – Unione dei Comuni Reno Lavino Samoggia (BO) e curatrice de La casa sul filo

Alessandra Campani, Associazione Nondasola (RE)

Pubblicazione contributi pubblici Centro Donna Giustizia 2017

La legge annuale per il mercato e la concorrenza (Legge n. 124 del 4 agosto 2017) (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/08/14/17G00140/sg) all’art.1 dal comma 125 al 127 stabilisce che  entro il 28 febbraio di ogni anno (a partire dal 28 febbraio 2018) le associazioni le Onlus e le fondazioni che intrattengono rapporti economici con le pubbliche amministrazioni dovranno pubblicare le informazioni relative a sovvenzioni‚ contributi‚ incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere di importo pari o superiore a 10.000 euro‚ ricevuti dalle medesime pubbliche amministrazioni nel corso dell’anno precedente. 

Il Centro Donna Giustizia nell’anno 2017 ha ricevuto contributi pubblici dalle pubbliche amministrazioni  per un totale di

E’ possibile visionare i contributi pubblici ricevuti  nell’annualità cliccando sul link sottostante

Contributi Pubblici 2017

Non uccide il “raptus” ma la violenza maschile – Comunicato Stampa Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Giovedì 22 febbraio 2018

NON UCCIDE IL ‘RAPTUS’ MA LA VIOLENZA MASCHILE

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna registra il primo tentato femicidio in regione

A Castell’Arquato, Piacenza, un uomo, Aldo Silva, 62 anni, ha tentato di uccidere la moglie, Vilma Pighi, 58 anni, e il figlio 23enne. Dopo aver infierito sui familiari, l’uomo ha ucciso il cane di famiglia e ha tentato il suicidio. Adesso l’uomo è agli arresti e la moglie e il figlio sono ricoverati in gravissime condizioni.

I giornali parlano di ‘raptus’, ma chi lavora da anni per contrastare il fenomeno della violenza maschile sulle donne riconosce quello che ha tutti i tratti di un ennesimo tentato femicidio in regione. Lo scenario è il solito: l’uomo si accanisce con violenza contro la moglie e il figlio, vittima collaterale del femicidio, fa piazza pulita intorno a sé uccidendo anche il proprio animale domestico e dopo tenta il suicidio. Dietro quelli che vengono definiti ‘raptus’ dai media si nascondono, molto spesso, storie di violenza sulle donne che durano da anni e che vedono l’apice nell’atto di violenza estrema: il femicidio.

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna registra quindi il primo tentato femicidio del 2018 in Emilia-Romagna e invita i media a narrare correttamente il fenomeno della violenza maschile sulle donne.

Non è il ‘raptus’ che scatena la violenza, non sono i ‘problemi psichici’ alla base delle storie di femicidio, ma una cultura millenaria di oppressione e sopraffazione maschile sulle donne. Le parole sono importanti perché individuare gli atti di violenza maschile sulle donne per quelli che sono, femicidi o tentati femicidi, contribuisce a riconoscere la portata del fenomeno ed evita narrazioni giustificatorie che di fatto legittimano o normalizzano la violenza sulle donne.

Scarica qui il file PDF Comunicato Coordinamento centri antiv ER

Comunicato stampa del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sul caso Oldrati

LA VIOLENZA SULLE DONNE NON SI ASSOLVE

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna si esprime sull’assoluzione di Giacomo Oldrati, ritenuto incapace di intendere e di volere

Giacomo Oldrati, 38 anni, accusato di aver sottoposto a sevizie e abusi due ragazze e averne picchiate altre due nel 2012, è stato assolto dal Tribunale di Bologna perché all’epoca dei fatti era incapace di intendere e di volere. Solo un anno di libertà vigilata per l’uomo, che avrebbe utilizzato una sostanza tossica ricavata dai funghi del corallo per drogare le vittime.

Una sentenza che fa male, perché la violenza sulle donne non si assolve e non si giustifica. Stando alle indagini, era emerso che in episodi differenti l’uomo aveva agito violenza contro l’ex fidanzata, su due coinquiline di lei e anche su una loro amica. Uno scenario che racconta l’indole violenta dell’uomo nei confronti delle donne e che rientra nel copione della violenza di genere, che vede gli uomini accanirsi contro le ex partner perché incapaci di accettare la fine di una storia.

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime sdegno e rammarico per una sentenza che, come accaduto altre volte, invece di riconoscere la violenza sulle donne per quella che è, un fenomeno sociale e culturale diffuso, la giustifica ricorrendo ad attenuanti e scuse per gli uomini che la agiscono. Giustificazioni che per le donne che subiscono violenza sono uno schiaffo. Con tutto il coraggio e la forza necessari a denunciare una violenza, queste ragazze si trovano a vivere oggi una seconda violenza, un secondo stupro.

Una delle ragazze coinvolte ha dichiarato: “Questa sentenza è sì un secondo stupro, una seconda violazione. È inaccettabile vedere che la persona che ti stava per uccidere, e che ti ha lasciato dentro una ferita che ancora sanguina, non sia stato punito per quello che ha commesso. E che non debba pagare per la sua inaudita violenza contro le donne. È un incubo senza fine e la decisione presa dai giudici mi spaventa, perché terminato l’anno di libertà vigilata, quest’uomo tornerà ad essere un pericolo per tutte le donne che incontrerà“.

Non è per un “delirio mistico”, come si legge su certa stampa, che gli uomini agiscono violenza sulle donne, ma per una cultura maschilista che non riconosce le donne come persone, libere di dire no. Legittimare la violenza significa anche normalizzare l’idea di una sessualità vissuta come sopraffazione degli uomini sulle donne, invece di contribuire a costruire una relazione paritaria tra uomini e donne.

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1 Dicembre – Giornata Mondiale contro l’AIDS HIV – Proteggiamoci dal virus e dallo stigma. Siamo tutti coinvolti

REMINDER!!!

VENERDI’ 1 DICEMBRE 2017

Ore 8.00

I Dirigenti degli Istituti scolastici di secondo grado di tutto il territorio provinciale saranno invitati a far leggere nelle classi, nella prima ora di lezione, una lettera aperta sui rischi del contagio da HIV e sull’importanza di avere rapporti sessuali protetti.

La stessa lettera sarà diffusa presso la popolazione universitaria di Ferrara.

 

ORE 8.30-12.30 SALA BOLDINI

Incontro informativo e formativo dedicato alle studentesse e agli studenti degli Istituti Scolastici di Secondo grado della città di Ferrara sul tema HIV, rischi, prevenzione e pregiudizi.

L’incontro è coordinato dalle professioniste medico-ospedaliere della Commissione Interaziendale AIDS e alcuni rappresentati delle Associazioni che aderiscono alla Campagna di sensibilizzazione 2017.

ORE 15-20 Presidio somministrazione Test salivare presso Ripagrande12.

Con la collaborazione del Reparto di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, sarà possibile sottoporsi al test salivare,  senza prescrizione medica, gratuitamente, in forma anonima e in totale privacy. L’importante è non mangiare, assumere alcol, fumare sigarette o masticare gomme nella mezzora precedente al test.

DALLE ORE 22 Presso i Circoli Arci Bolognesi, Renfe e Black Star verranno distribuiti profilattici e materiale informativo sulla prevenzione dal contagio HIV e sull’autotest di screening dell’HIV.

 

 

Il 1 dicembre ricorre la Giornata Mondiale per la lotta contro l’AIDS. La data rilancia una sensibilizzazione che in realtà è attiva e presente in tutti i giorni dell’anno, ma che all’alba del 1 dicembre raggruppa tutti gli attori sociali ed istituzionali, pubblici e privati, coinvolti nella promozione della salute e nella corretta informazione per la prevenzione del contagio da HIV.

 

A Ferrara la rete di intervento in quest’ambito, negli anni, si è consolidata e rafforzata allo scopo di non distogliere l’attenzione sul rischio dell’HIV che ultimamente ha visto un aumento della casistica nella popolazione mondiale.

 

Per la campagna 2017 il Comune di Ferrara, l’Azienda USL, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Università degli Studi di Ferrara,  hanno deciso di focalizzare l’attenzione non sono sulla prevenzione, ma anche sul contrasto alla discriminazione e allo stigma che colpisce le persone hiv- positive e che di conseguenza rende l’argomento hiv un tabù. Stigma che non solo fa male a chi lo subisce ingiustamente, ma che alimenta un clima di disinformazione e di silenzio sul virus, che è una delle cause dell’aumento costante, soprattutto tra i giovani, di nuovi casi di infezione. Al fianco delle istituzioni sono molte le realtà sociali ed associative ferraresi che quest’anno si sono alleate per una campagna di prevenzione e sensibilizzazione che vedrà nel 1 dicembre solo un punto di partenza. Lo slogan di quest’anno, condiviso da tutti gli attori coinvolti che si sono ritrovati attorno ad un tavolo per condividere i punti salienti del calendario delle attività è:

HIV: proteggiamoci dal virus e dallo stigma, siamo tutti coinvolti”.

Molte le iniziative ed gli interventi sociali, scientifici e ludico-sportivi messi in campo per stimolare nella collettività un pensiero e una riflessione informata sulla problematica HIV/AIDS.

La sinergia tra queste realtà ha consentito di presentare oggi (in Conferenza Stampa)  un calendario ricco di eventi che sono la sintesi delle singole esperienze pregresse maturate e migliorate nel tempo da parte dei soggetti promotori.

 

Di seguito il calendario delle attività organizzate che si svolgono attorno al 1 dicembre:

Da lunedì 20 novembre al 7 dicembre sia sotto il Volto del Cavallo del Comune di Ferrara, che nell’atrio di ingresso del nuovo ospedale di Cona e sulla facciata della Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara verranno esposti 3 banner di 3×3 metri il cui slogan recita:

FERRARA E’ CONTRO L’HIV-FOBIA SIAMO TUTTI HIV-COINVOLTI

 

Da domenica 26 novembre al Cinema Boldini e Apollo Cinepark e su Radio Web Giardino verrà mandato in onda lo spot della campagna #siamotuttihivcoinvolti che avrà una diffusione virale anche sui social network

 

Domenica 26 novembre Uisp provinciale  organizza il 40° Memorial Cardinelli  (Gara competitiva di Km 21,097 Camminata non competitiva di Km 6 Minipodistica di Km 2 Ore) e i partecipanti riceveranno una maglia sulla quale vi è stampato lo slogan “HIV: proteggiamoci dal virus e dallo stigma, siamo tutti coinvolti”.

 

Giovedì 30 novembre alle ore 20.30 presso la sede delle associazioni lgbti  RIPAGRANDE12 ( via Ripagrande 12 Ferrara ) verrà proiettato il film  + o – il sesso confuso. Racconti di mondi nell’era AIDS di Andrea Adriatico

VENERDI’ 1 DICEMBRE 2017

Ore 8.00

I Dirigenti degli Istituti scolastici di secondo grado di tutto il territorio provinciale saranno invitati a far leggere nelle classi, nella prima ora di lezione, una lettera aperta sui rischi del contagio da HIV e sull’importanza di avere rapporti sessuali protetti.

La stessa lettera sarà diffusa presso la popolazione universitaria di Ferrara.

 

ORE 8.30-12.30 SALA BOLDINI

Incontro informativo e formativo dedicato alle studentesse e agli studenti degli Istituti Scolastici di Secondo grado della città di Ferrara sul tema HIV, rischi, prevenzione e pregiudizi.

L’incontro è coordinato dalle professioniste medico-ospedaliere della Commissione Interaziendale AIDS e alcuni rappresentati delle Associazioni che aderiscono alla Campagna di sensibilizzazione 2017.

 

ORE 15-20 Presidio somministrazione Test salivare presso Ripagrande12.

Con la collaborazione del Reparto di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, sarà possibile sottoporsi al test salivare,  senza prescrizione medica, gratuitamente, in forma anonima e in totale privacy. L’importante è non mangiare, assumere alcol, fumare sigarette o masticare gomme nella mezzora precedente al test.

 

DALLE ORE 22 Presso i Circoli Arci Bolognesi, Renfe e Black Star verranno distribuiti profilattici e materiale informativo sulla prevenzione dal contagio HIV e sull’autotest di screening dell’HIV.

 

SABATO 2 DICEMBRE ore  21 alla SALA ESTENSE

Spettacolo teatrale “TANGO, MONSIEUR” a cura della Compagnia Teatrale Fa’ Brodway. Evento di beneficenza il cui ricavato sarà destinato alle iniziative della Campagna di sensibilizzazione.

SOGGETTI PROMOTORI:

COMUNE DI FERRARA:

-ASSESSORATO alle PARI OPPORTUNITA’

-ASSESSORATO SERVIZI ALLA PERSONA

-ASSESSORATO ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE

AZIENDA USL DI FERRARA

AZIENDA OSPEDALIERO-UNIVERSITARIA DI FERRARA

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FERRARA

AFM FARMACIE COMUNALI DI FERRARA

FEDERFARMA

AVIS PROVINCIALE

AVIS COMUNALE

 

IN COLLABORAZIONE E CON IL CONTRIBUTO DI :

Associazione LGBTI di Ferrara: CirComassimo, Arcigay e Arcilesbica, AGEDO, Famiglie Arcobaleno,  Circoli ARCI: Alice Bolognesi, Renfe, Black Star, CDG – Centro Donna Giustizia, , AIDM Associazione Italiana  Donne Medico, Promeco, UISP Provinciale, Sonika, Media Partner, Contra RockMylan, Web Radio Giardino, Associazione Famiglie contro la Droga, Sindacati Confederali CGIL E UIL, Compagnia teatrale Fa’ Brodway,

pieghevole_CAMPAGNA_AIDS_2017

I Centri Antiviolenza dell’Emilia Romagna sullo Ius Soli

In seno al Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia Romagna si è formato il Gruppo Osservatorio sulla Migrazione Femminile  che ha ragionato a partire dalla propria esperienza con le donne sul disegno di legge sullo Ius Soli, ad oggi in Parlamento.

Il documento è stato diffuso a livello locale attraverso un comunicato a firma del Centro Donna Giustizia e del Coordinamento.

Qui è possibile leggere il documento prodotto e scaricarlo.